SIRIA: IL GASDOTTO DELLA DISCORDIA

La guerra contro Assad non sarebbe iniziata con le pacifiche proteste civili della primavera araba nel 2011. Invece sarebbe cominciata nel 2000, quando il Qatar aveva proposto un progetto, da 10 miliardi di dollari, per costruire un gasdotto di 1.500 Km attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia. Progetto non accettato da Assad. La conduttura proposta avrebbe legato Qatar direttamente ai mercati europei dell’energia tramite terminali di distribuzione in Turchia (che avrebbe intascato ricche tasse di transito). Il gasdotto Qatar/Turchia,poi, avrebbe dato ai regni sunniti del Golfo Persico il controllo dei mercati mondiali del gas naturale e rafforzato il Qatar, che è il più stretto alleato degli Stati Uniti nel mondo arabo. Il Qatar infatti ospita due enormi basi militari americane ed è la sede in Medio Oriente del Comando Centrale degli Stati Uniti. L’Unione europea, che importa il 30% del suo gas dalla Russia, era ugualmente interessata al gasdotto qatarino che avrebbe dato ai suoi membri energia a basso costo sollevandoli dall’influenza economica e politica di Putin. La Turchia, il secondo più grande cliente della Russia per il gas, era particolarmente ansiosa di porre fine alla sua dipendenza dalla Russia (sua antica rivale) e di assumere una posizione redditizia grazie alle tasse di transito che avrebbe ricevuto. Della conduttura del Qatar, avrebbe beneficiato la monarchia sunnita dell’Arabia Saudita, che avrebbe conquistato un punto d’appoggio in Siria, territorio dominato dagli sciiti. Inoltre, i sauditi avrebbero raggiunto l’obiettivo geopolitico di contenere il potere economico e politico del loro principale rivale: l’Iran, uno stato sciita e stretto alleato di Assad. Naturalmente, i russi, che vendono il 70% del loro gas all’Europa, hanno visto il gasdotto Qatar / Turchia come una minaccia. Inoltre per Putin una maggiore influenza americana e degli alleati americani in Medioriente minacciava il suo unico sbocco nel mediterraneo situato proprio in Siria.
Nel 2009, Assad annunciò che si sarebbe rifiutato di firmare l’accordo che permetteva al gasdotto di attraversare la Siria “per proteggere gli interessi della Russia, nostro alleato da anni”.

Fece poi infuriare ulteriormente i monarchi sunniti del Golfo, approvando un nuovo progetto (approvato anche dalla Russia) chiamato “gasdotto islamico” che dalla parte Iraniana del giacimento di gas attraverso la Siria, sarebbe arrivato ai porti del Libano. Il gasdotto islamico avrebbe reso l’Iran sciita, invece dei sunniti del Qatar, un fornitore strategico del mercato europeo dell’energia e avrebbe notevolmente aumentato l’influenza di Teheran in Medio Oriente e nel mondo.
Nel 2009, secondo WikiLeaks, subito dopo che Assad respinse la pipeline del Qatar, la CIA iniziò a finanziare i gruppi di opposizione in Siria. Il 6 luglio 2011, Ford che allora era l’Ambasciatore Usa in Siria, fu ripreso per la prima volta con un gruppo di militari “ribelli”. Dopo pochi giorni, il 29 luglio 2011, sette ufficiali disertori dell’esercito siriano, formarono l’Esercito libero siriano (FSA) con l’obiettivo di spodestare Assad. Da quel momento, la Siria iniziò ad essere devastata da una feroce guerra civile. Nel 2011, gli Stati Uniti con Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e l’Inghilterra formarono la “Friends of Syria Coalition”, che richiedeva formalmente la rimozione di Assad. In quel periodo, la CIA forniva 6 milioni di dollari (fonte: Avv.Robert F.Kennedy Jr.) a Barada, un canale televisivo britannico, per la produzione di propaganda negativa su Assad. Documenti dei servizi segreti sauditi, pubblicati da Wikileaks, mostrano che nel corso del 2012, la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno provveduto alla formazione e al finanziamento di combattenti sunniti jihadisti della Siria, Iraq e di altri Paesi per rovesciare Assad. Il Qatar, che è il Paese che ha più da guadagnarci, ha investito 3 miliardi di dollari per finanziare la rivolta e addestrare i miliziani nelle basi Usa in Qatar.

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