” Sono le milizie a dettar legge in Libia” Parla Mohamed Siala, ministro degli Esteri libico

Mohamed Tahar Siala, ministro degli Esteri del Governo di Unità Nazionale libico, con base a Tripoli, non ha peli sulla lingua. “ Pensare ad elezioni a dicembre, come vorrebbe qualcuno sia nel paese che nella comunità internazionale, è da folli. Il mio paese viene da 40 anni di partito unico, da una spaventosa guerra civile ed è tuttora diviso sanguinosamente dallo scontro tra più fazioni armate. Le ingerenze straniere alimentano questi conflitti e la Libia è un pullulare spaventoso di armi. Non esistono le condizioni minime perché si possano svolgere elezioni libere “.

Domanda: Dopo gli scontri tra milizie a Tripoli di due settimane fa, quale soluzione propone la il governo per mettere fine alle rivalità tra bande armate?

Siala: Le Nazioni Unite hanno contribuito a forgiare un cessate il fuoco in base al quale tutte le milizie devono lasciare la capitale e consegnare le loro armi pesanti all’esercito per salvaguardare la vita dei cittadini. Quegli scontri infatti hanno provocato 80 morti. L’ONU e la il governo hanno istituito un comitato che monitori il cessate il fuoco e assicuri che Tripoli sia sotto il controllo dell’esercito e della polizia. Il problema, però, è che non esiste ancora un nostro esercito, deve ancora essere formato. La Libia aveva forze armate professionali ora dobbiamo convincere quei soldati e quegli ufficiali a tornare e ad essere pronti ad affrontare le milizie. Vorremmo che non ci fosse mai una situazione di conflitto aperto, ma uno scenario del genere può darsi in ogni momento. Abbiamo bisogno di militari di professione e patriottici perché le milizie non assicureranno mai ordine per il nostro paese. Sono formate da mercenari e hanno un solo obiettivo, far bottino di guerra.

Domanda: Anche il governo attualmente dipende da queste milizie che usa per la propria protezione e sicurezza. Questo non contraddice con le sue dichiarazioni?

Siala: Ha ragione e ne abbiamo coscienza. Queste milizie, tutte le milizie sono il grande ostacolo sul cammino della ripresa del paese e della sua democratizzazione. Intanto on possiamo dire loro di andarsene semplicemente, perché proteggono l’amministrazione dello stato. Ne avremo bisogno bisogno finché non ci sarà una nuova forza capace di sostituirle.

Domanda: Ci sono le condizioni , oggi, nel suo paese, per tenere elezioni il 10 dicembre?

Siala: No. La data è prematura, a mio parere, e non credo che sarà possibile fino al 2019. E ‘necessario fornire prima i servizi di base alla popolazione per poi convincerla ad andare a votare. Inoltre, non è stata ancora approvata la Legge Elettorale in Parlamento. Il referendum per votare la nuova Costituzione non è stato indetto, sebbene il suo testo sia già pronto. In assenza di queste due leggi non possiamo tenere elezioni. Serve poi un accordo chiaro che definisca le garanzia che tutti accetteranno il risultato delle elezioni anche se perdono Secondo lei si possono garantire elezioni oneste e libere con tutte le armi che sono nelle mani degli elettori?

Domanda: Il governo è disposto a trovare un accordo con l”uomo forte dell’est, Khalifa Haftar, per unificare il paese, attualmente diviso in due governi e due banche centrali?

Siala: Ciò non dipende dal governo, ma da chi è titolare di questi campi decisionali, cioè il Congresso dei rappresentanti, il Consiglio superiore e il Consiglio presidenziale. Certo darebbe un grande contributo alla riconciliazione nazionale..

Domanda: Cosa è più importante per i libici, ripristinare la sicurezza o salvare l’economia?

Siala: Senza sicurezza, nulla è possibile, ma economia e sicurezza sono due facce della stessa medaglia.

Domanda. Il governo come valuta l’accordo sui migranti firmato con l’Unione europea?

Siala: Non siamo soddisfatti Soprattutto a causa del conflitto all’interno dell’UE sulla questione. L’Italia ha la sua opinione e altri paesi ne hanno un’altra. Stiamo facendo tutto il possibile per firmare un Memorandum di Intesa con l’Italia. Non annulleremo l’accordo, ma faremo di tutto per limitarne gli aspetti negativi, ad esempio gli alti costi che la Libia deve sostenere per mantenere i centri di detenzione e finanziare i rimpatri di migranti nei loro paesi di origine. In Libia ci sono attualmente circa 750.000 immigrati clandestini, di cui quasi 27.000 nei centri di detenzione. La Libia era solita impiegare nella propria economia 2,5 milioni di immigrati prima della rivoluzione; ora è solo un paese di transito.

Domanda: Varie organizzazioni hanno denunciato le condizioni inumane in cui si trovano i migranti in questi vostri centri di detenzione. Cosa sta facendo il governo libico per proteggere i diritti umani di queste persone?

Siala: Stiamo lavorando su questo con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Unione Europea.

 

Rosa Meneses per El Mundo

 

 

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