Sri Lanka: Il ritorno di ” Hitler “

Quando, Venduruwe Upali, uno dei monaci buddisti più radicali di tutta l’isola, ha benedetto lo scorso giugno il 69 ° compleanno dell’ex presidente Gotabhaya Rajapaksa, non solo lo ha comparato con Hitler, ma gli ha chiesto di svolgere questo ruolo ruolo in Sri Lanka. “Alcune persone ti hanno descritto come un novello Hitler. Io ti chiedo di esserlo! Fai un accordo con i militari e assumi il potere nel nostro paese “, gli ha chiesto.
La enormi polemiche scatenate da queste parole e la soddisfazione con cui sono state accolte da Rajapaksa, hanno contribuito ad accentuare la terribile reputazione di un personaggio che è riuscito a metter fine all’insurrezione Tamil nel 2009, uccidendo decine di migliaia di civili in una campagna brutale in cui l’esercito dello Sri Lanka e Rajapaksa sono stati accusati, da gruppi come Human Rights Watch e dalle Nazioni Unite di crimini guerra.
La sconfitta di Rajapaksa nelle elezioni presidenziali del 2015 sembrava aver eclissato la sua stella politica e l’ascesa di un nuovo stile di governo, come aveva promesso il nuovo capo di stato Maithripala Sirisena, che infatti ha cancellato la maggior parte delle misure repressive attuate dal suo predecessore.
Ma venerdì scorso Sirisena ha sorpreso anche molti membri della sua formazione politica, il Partito delle Libertà dello Sri Lanka (SLFP), convocando una riunione di emergenza alle 5 del pomeriggio per rimaneggiare il governo del paese. La riunionre si è conclusa con la sostituzione del primo ministro Ranil Wickremesinghe, proprio con Rajapaksa.
Immediatamente dopo, seguaci di Rajapaksa si sono precipitati a prendere il controllo della televisione nazionale impedendo l’accesso ai ministri di Wickremesinghe. Questi ha poi rigettato le decisioni prese dal presidente definendole “incostituzionale” e ha rifiutato di lasciare quella che fino ad ora è stata la sua residenza ufficiale intorno alla quale si sono radunati migliaia di suoi sostenitori.” Reparti dell’esercito sono stati schierati nelle vicinanze e altrove a Colombo, la capitale. Ci sono già state vittime.
Il presidente ha anche sospeso le funzioni del parlamento privando Wickremesinghe di un ridotto ha un supporto significativo. Il presidente di questo organismo, Karu Jayasuriya, ha respinto infatti la nomina di Rajapakse e ha affermato che Wickremesinghe continua a essere primo ministro fino a quando lo vorrà il parlamento. La attuale costituzione impedisce al presidente della repubblica di sollevare dal suo incarico il primo ministro senza l’appoggio del parlamento tranne che in specifici casi di forza maggiore. Sirisena rivolgendosi agli abitanti dell’isola ha affermato di essere stato costretto a queste scelte perché esisteva un piano per assassinare sia lui che Rajapaksa. In questo piano sarebbe stato coinvolto almeno un ministro del gabinetto di Wickremesing. Questa accusa era già stata fatta trapelare alla stampa locale con l’accusa che a organizzare questo piano siano stati i servizi segreti dell’ India. In questo modo, si è data una dimensione internazionale alla lotta di potere in corso visto che si è sempre ritenuto che Wickremesinghe sia vicinissimo a Dheli mentre Rajapaksa è sempre stato identificato con politica estera della Cina. Insomma sarebbe in atto uno scontro tra le due maggiori potenze dell’area.
Gran parte della stampa locale e membri del partito di Wichremasinghe hanno qualificato quanto accaduto come un ” colpo di stato anti-democratico”
Gli attivisti per i diritti umani in Sri Lanka temono che la resurrezione politica di Rajapaksa possa esacerbare ulteriormente l’instabilità di uno stato che solo pochi mesi fa ha vissuto una nuova esplosione di violenza, questa volta alimentata dagli stessi monaci buddisti radicali che sostengono l’ex presidente e che ora hanno come obiettivo la minoranza musulmana. Un significativo settore del clero buddista dell’isola ha sposato la visione più oltranzistala della loro fede che fa riferimento al “Bin Laden” buddista, il monaco birmano Wirathu, protagonista e responsabile della pulizia etnica nei confronti della minoranza Rohingya nel suo paese.
“Il ritorno di Rajapaksa al potere, senza che sia mai stata fatta giustizia sui crimini da lui commessi in passato, è motivo di grande preoccupazione per il futuro dei diritti umani nello Sri Lanka e può riaprire le porte alle terribili pratiche di sterminio da lui introdotte nel suo paese” , denuncia Brad Adams, capo dell’Asia alla Human Right Watch.

da EL MUNDO

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: