Sta nascendo il movimento dei migranti braccianti

Era ora!

Nasce un nuovo movimento, quello dei migranti che lavorano le nostre campagne, finora ridotti in condizioni di semi schiavitù e costretti ad ogni orrore.

Ieri a Saluzzo, in Piemonte, un corteo spontaneo ha invaso la cittadina al centro di un territorio di agricoltura resa ricca dal lavoro dei migranti stagionali. Da anni questi lavoratori sono sottoposti a trattamenti inumani. Dopo una giornata di lavoro, li attende una notte per strada visto che nessuno ha pensato e voluto una sistemazione adeguata per loro. Una manifestazione che si è trasformata in rabbia quando nessuno ha voluto riceverli e ascoltare le loro istanze.

Nelle stesse ore, a Bari, veniva occupata la basilica di San Nicola.

“Siamo entrati in questo istante nella Basilica San Nicola di Bari con un gruppo di braccianti sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane nelle campagne di Foggia e Borgo Mezzanone con paga da fame. Papa Francesco dice che il lavoro conferisce dignità all’uomo, però quello dei braccianti è un lavoro privo di dignità e diritti. Chiediamo un confronto con l’arcivescovo Mons. Francesco Cacucci perché la Regione Puglia e il governo latitano in totale indifferenza”, ha dichiarato il sindacalista Aboubakar Soumahoro.

In giornata un gruppo di migranti che andavano al lavoro in campagna, nel foggiano, erano stati aggrediti e feriti a colpi di pietra. Sull’accaduto è intervenuta la Flai Cgil di Foggia secondo cui “appare evidente, che responsabile di certe aggressioni, è il clima di odio fomentato anche da azioni di forze politiche che fanno, della discriminazione razziale verso gli immigrati che vivono e lavorano in questa provincia, l’unico impegno politico concreto, dimenticandosi delle difficoltà che i cittadini vivono ogni giorno, addossando qualsiasi responsabilità alla presenza di persone extracomunitarie”.

Anche nella Piana di Gioia Tauro ci si organizza. La tendopoli di Rosarno è stata abbattuta dalle ruspe salviniane per far posto…a un’altra orrenda tendopoli priva dei servizi essenziali e posta a due passi dalla prima i cui rifiuti nessuno rimuove e sono potenziale causa di infezioni e malattie, ricettacolo di colonie di topi e randagi. Dei moduli abitativi promessi non c’è traccia. E le case popolari donate dalla comunità europea ai migranti restano chiuse e abbandonate.

 

 

 

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