Stanno avvelenando il lago Vittoria…

Il Daily Nation, il più diffuso quotidiano del Kenya, ha iniziato in questi giorni la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica sulle condizioni del Lago Vittoria, 59.947 Kmq, il secondo lago di acqua dolce del pianeta per estensione, le cui acque arrivano fino al Mediterraneo portate dal Nilo Bianco che vi ha origine. Il lago ha un bacino che comprende parti di Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda e Burundi. La sua superficie è divisa tra Uganda (45%), Tanzania (49%) e Kenya (6%).

L’inchiesta è stata lanciata il 17 febbraio con la foto a tutta pagina di un pescatore che osserva acque limacciose, sovrastata da un titolo scioccante: Lake of poison (Lago di veleno). All’interno, un dossierdi 16 pagine riassunto nel titolo Rotting from the deep (Marcio dal profondo), purtroppo ricchissimo di informazioni decisamente preoccupanti.

L’inchiesta è introdotta da un articolo dedicato ad alcune delle maggiori fonti di inquinamento del lago provenienti dalla costa keniana. Vi si cita il fiume Kisat, che raccoglie praticamente tutti i rifiuti umani e le scorie industriali prodotti dalla città di Kisumu, la terza del paese dopo Nairobi e Mombasa. Il fiume sversa nel lago anche tutti i liquami che passano dall’impianto di depurazione della Water and Sewerage Company (Kiwasco) che poi pompa la stessa acqua poco lontano e la depura per venderla a centinaia di migliaia di persone nella regione.

Gli esempi sono numerosi. Finisce nel lago anche la fogna della prigione di massima sicurezza Kodiaga, dove si trovano circa 3mila persone tra detenuti, guardie e altro personale. Il sistema fognario, costruito negli anni cinquanta, in epoca coloniale, non funziona più dal 2008 e da allora nessun intervento è stato programmato per evitare che i liquami finiscano nel vicino fiume Saka che sfocia nel lago.

Lo stesso succede per i liquami prodotti dall’università Maseno, frequentata da migliaia di studenti, dove non esiste un sistema di trattamento delle acque nere. L’elenco è ancora molto lungo. A questo tipo di inquinamento si aggiunge inoltre quello prodotto dall’industria dell’agrobusiness, molto sviluppata in tutta la regione.

I ricercatori ingaggiati dal Daily Nation – il professor James Mbaria, 26 anni di esperienza in farmacologia e tossicologia, e il dottor Nduhiu Gitahi, esperto in gestione dei rifiuti umani, sicurezza del cibo e qualità dell’acqua per usi domestici – hanno trovato che l’inquinamento raggiunge anche le acque profonde nel centro del lago. Una tabella dettagliata riporta gli elementi individuati in numerose località, sia nelle acque del Kenya che dell’Uganda.

Gli specialisti vi hanno individuato almeno 13 elementi tossici, nocivi non solo per la vegetazione lacustre, i pesci e gli altri animali acquatici, ma anche per l’uomo. La pesca, l’attività più importante per le popolazioni rivierasche e significativa anche nell’economia del paese, potrebbe esserne drammaticamente colpita.

Nei campioni di pesci esaminati sono state trovate tracce sopra i limiti internazionali di 13 metalli pesanti, tra cui piombo, cadmio, ferro, rame e manganese. Sono state rinvenute anche tracce di 19 pesticidi – il pyridaphenthion, un insetticida usato in agricoltura, è presente nell’80% dei campioni di pesce esaminati – per i quali non esistono per ora standard globalmente accettati, riguardo alla presenza in prodotti per l’alimentazione umana.

Inoltre, il 92% di tutti i campioni d’acqua esaminati sono risultati inquinati da batteri che, se ingeriti, possono causare gravi infezioni. Sono campioni dell’acqua che le comunità che vivono nelle vicinanze del lago usano quotidianamente.

Inutile sottolineare l’influenza dell’inquinamento sui problemi ambientali, come il proliferare del giacinto d’acqua e di altre piante infestanti fertilizzate dai liquami, su quelli economici, come la ridotta pescosità del lago e la qualità del pesce che raggiunge i mercati della regione, sulla sempre più scadente qualità della vita delle popolazioni, in particolare quelle rivierasche, ma anche dei circa 30 milioni che vivono nel bacino del lago e dipendono dalla sua economia. Senza parlare della salute, non solo di chi vive sul lago, ma anche di chi consuma i suoi prodotti, ancora molto apprezzati sia in Kenya che in Uganda e Tanzania.

Sarà, ci auguriamo, la prossima puntata di un’inchiesta particolarmente accurata e di grande interesse non solo per i keniani ma per tutti coloro che hanno a cuore la salute, e in definitiva la stessa salvezza, del nostro pianeta.

Bruna Sironi per NIGRIZIA

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: