TENEBRE AFRICANE PER BOLLORE’

“Io…Io sono Vincent Bolloré! “. Il tono di voce dell’uomo è sprezzante, autoritario, quello di chi sa di avere potere, tanto potere, e vuole incutere paura. Dall’altro lato della scrivania siede un altro uomo, gli occhialetti che gli pendono sul naso, intento a scartabellare tra una montagna di documenti. Alza lo sguardo solo per un attimo, per nulla intimidito, poi torna al suo lavoro rispondendo freddamente. “ Lo so bene…Ora mi dica…”.
Serge Tournaire è uno dei nove giudici istruttori del polo finanziario del Tribunale di Parigi. Si occupano di corruzione e sono temutissimi. Personalmente ha la fama di duro, di chi non guarda in faccia a nessuno. Figlio di due modesti funzionari pubblici, applica ai politici e ai grandi imprenditori lo stesso trattamento riservato ai delinquenti comuni.
Il magnate della finanza francese, l’outsider di quella italiana tanto da essere soprannominato Attila dai suoi diretti concorrenti nel nostro paese, l’imperatore d’Africa, con ai suoi piedi presidenti e ministri, vivrà le ore più terribili della sua vita umiliato da un uomo cui interessa solo far giustizia.
L’accusa è pesante. Aver corrotto funzionari pubblici di due paesi africani, Togo e Guinea Conakry, per ottenere importanti appalti pubblici, innanzitutto il controllo dei porti di quei paesi. Un giro di favori impressionanti per fare in modo che in quei paesi divenissero presidenti due “ amici ” che immediatamente si sarebbero sdebitati. La gestione del porto di Conakry venne tolta brutalmente alla società francese Necotrans e affidata al gruppo Bolloré. Questa vicenda decretò il fallimento di Necotrans. Il gruppo, che fatturava circa un miliardo di euro, finì sul lastrico e gran parte delle sue attività vennero rilevate per appena 20 milioni di euro proprio da Bolloré. Un uomo che non fa mai prigionieri.
Quella per l’Africa è una vera passione di Bolloré. Le basi della sua fortuna vengono da lì. Soprattutto dal controllo ferreo, attraverso la gestione di porti e ferrovie, di gran parte del traffico merci di quel continente. Un potere enorme e non solo economicamente. Qualsiasi affare, qualsiasi traffico, ha bisogno di terminali in Africa. E Bolloré è da tempo uno snodo, un punto di passaggio obbligato, con le sue 200 agenzie presenti in 41 paesi di quel continente.
Un impero costruito attraverso una rete di amicizie e protezioni potenti in patria e facendo perno sulla presenza dominante della Francia in Africa occidentale e centrale. Gestito con pazienza e astuzia, chiamando a collaborare il fior fiore dell’intelligence francese. L’ex numero 2 dei servizi francesi, l‘ex capo dell’antiterrorismo transalpino, fanno parte della cerchia ristretta che tutto sa e tutto decide nel gruppo Bolloré.
L’Africa ha reso potente Bolloré. La ricchezza, e i legami stretti lì, gli hanno permesso la scalata al gotha della finanza europea e delle telecomunicazioni.
L’Africa e i suoi misteri possono decretarne la caduta.

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