TURCHIA: ” NON POTRETE MAI IMPRIGIONARE LA MIA ANIMA”.

“ Sto scrivendo nella cella di una prigione.
Prima di cominciare ad impietosirvi, però, ascoltate ciò che ho da dire.
Sì, sono stato rinchiuso in una prigione di alta sicurezza in mezzo al nulla.
Sì, vivo in una cella le cui porte di ferro si aprono e si chiudono con rumori pesanti.
Sì, i pasti mi vengono serviti attraverso una fessura nella porta.
Sì, anche il piccolo cortile con il suo pavimento di pietra dove cammino avanti e indietro, è coperto da sbarre.
Sì, non posso vedere nessuno tranne il mio avvocato e i miei figli; non mi è nemmeno concesso di scrivere ai miei cari.
Tutto questo è vero, ma non è tutta la verità.

Sono uno scrittore. Ovunque voi mi chiuderete, io viaggerò per il mondo sulle ali dei miei pensieri ”.

Questi sono alcuni struggenti versi di Ahmet Altan, giornalista e scrittore turco, dalla prigione in cui è detenuto.
Altan, ex direttore del quotidiano Taraf, critico nei confronti del presidente Erdogan, è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver favorito il tentato colpo di stato del luglio 2016.
Una sentenza che ha colpito anche il fratello di Ahmet Altan, Mehmet, economista e intellettuale e il noto volto televisivo Nazli Ilcak, tutti imputati di aver dato sostegno ideologico ai golpisti di Fetullah Gulen, ritenuto la mente del golpe fallito in Turchia.
“A parte qualche mio articolo e un’unica apparizione in tv, l’imputazione di golpismo nei nostri riguardi si basa sulla seguente asserzione: si ritiene che noi conoscessimo gli uomini accusati di conoscere gli uomini accusati di conoscere gli uomini accusati di essere a capo del colpo di stato. Semplicemente pretestuoso e ridicolo“.
Sospetti e dicerie. Basta qualsiasi pretesto alla polizia di Erdogan per decimare ogni forma di opposizione al nuovo imperatore della Turchia.

Lo stato d’emergenza in Turchia, imposto dopo il tentato colpo di stato del luglio 2016, è rimasto in vigore per tutto l’anno. Questo ha aperto la strada a limitazioni illegittime dei diritti umani e ha permesso al governo di approvare leggi senza il vaglio effettivo del parlamento e dei tribunali.
Oltre 50.000 persone sono state trattenute in custodia preventiva con l’accusa di appartenere all’ “organizzazione terroristica Fethullah Gülen“, che le autorità ritenevano responsabile del tentato colpo di stato. Migliaia di professori licenziati. Liste nere dei libri, giornali e televisioni cancellate per il solo essere voci critiche.
Oltre 100 giornalisti e operatori dell’informazione,da fine 2017, risultano essere in prigione.
Il 16 febbraio 2018 è stato il giorno nero per la libertà di stampa e la giustizia in Turchia. Nello stesso momento in cui si festeggiava il rilascio di Deniz Yűcel, il corrispondente da Istanbul del quotidiano tedesco “Die Welt” che ha trascorso la maggior parte dei 367 giorni di carcere in isolamento, la Corte del 26° Tribunale penale di Istanbul condannava all’ergastolo senza possibilità di rilascio anticipato, sei giornalisti tra i quali Nazlı Ilıcak e i fratelli Ahmet e Mehmet Altan.
Firma la petizione per mettere fine a questi orrori https://www.amnesty.it/appelli/turchia-giornalismo-indipendente-attacco/

 

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1 Response

  1. mandigit ha detto:

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