Tutte le leggi violate da Salvini

Succede che il 12 giugno l’imbarcazione umanitaria Sea Watch salva 52 persone su un gommone al largo della Libia, a 47 miglia da Zawiya: stavano affogando [1].
Il 15 giugno dieci migranti vengono fatti scendere per le cure mediche, nel frattempo il Ministro dell’Interno intima lo sbarco degli stessi a Tripoli dove è in corso una guerra civile (quindi non è un “porto sicuro”) ed emana una direttiva nuovamente illegittima [2].

La nave fa “rotta nord, verso il porto sicuro più vicino alla posizione del soccorso: Lampedusa” [3].Passano due settimane, l’imbarcazione resta al largo delle coste italiane con i migranti a bordo, a 16 miglia dell’isola. Al 14° giorno la Sea Watch forza il blocco intimatole perché le persone salvate necessitano di cure mediche e sono stremate: vengono fatti scendere in due, di cui uno minorenne.
Il 29 giugno finalmente la Sea Watch entra a Lampedusa ed i migranti vengono fatti scendere, mentre la comandante Carola Rackete viene arrestata.

Il Ministro dell’Interno ha emanato una direttiva ad hoc per minacciare l’imbarcazione umanitaria:
“Atto persecutorio” (art. 612 bis Codice Penale), “è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto”. Sempre secondo il 612, se è presente una persona di anni inferiori a 18 (ed era presente), “la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata”.

Il Ministro dell’Interno ha esortato la Capitana, con termini minacciosi, di riportare i profughi (potenziali beneficiari della protezione internazionale) in un certificato posto non sicuro, il paese libico: esortazione ad infrangere la normativa comunitaria ed internazionale, in quanto la legge prevede il non-refoulement e conseguente Place of Safety.

Il Ministro dell’Interno ha spinto la comandante Carola Rackete a violare la legge (in nota dell’articolo la spiegazione in dettaglio):

– Art. 69 Codice della navigazione – Soccorso a navi in pericolo e a naufraghi [4]
– Art. 490 Codice navigazione – Obbligo di salvataggio [5]
– Art. 1155 – Sbarco e abbandono arbitrario di persone [6]
– Art. 1158 Codice di navigazione – Omissioni di assistenza a navi o persone in pericolo [7]
– S.A.R. Marittimo – paragrafo 110 [8]
– S.A.R. Marittimo – paragrafo 140 [9]
– SOLAS – CAPITOLO V – Regola 10 – a) Segnali di pericolo. Obblighi e norme [10]
– UNCLOS – art. 98 – Obbligo di prestare soccorso
– UNCLOS – art. 98.1. lettera a); b); c); [11]
– Non refoulement e conseguente Place of safety (Convenzione di Amburgo)
– Convenzione di Ginevra – art. 33 [12]
– TU 286/98, art.19, comma 2 [13]
– Legge 7 aprile 2017 n.47 – art.19 comma 1 [14]
– Legge 7 aprile 2017 n.47 – art.19 comma 1-bis [15]
– TFUE (art.78) [16]
– Carta dei diritti fondamentali (art.2) – Diritto alla vita
– Convenzione SOLAS, capitolo V, regolamento 33 [17]
– Convenzione di Amburgo – SAR – cap. 1.3.2. (attuato in Italia dal D.P.R. N.662/1994) [18]
– SAR Cap. 2.1.10 [19]
– Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria “Non è possibile valutare lo status di un potenziale rifugiato politico, in mare”.
– Regolamento UE N.656/2014 [20]
– Tribunale di Catania (art.7 L. Cost.. 1/89) [21]

Il Ministro dell’Interno ha spinto la Sea Watch ad infrangere una serie di normative comunitarie ed internazionali.

– Istigazione a delinquere (art. 414 Codice Penale): “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”. La reclusione va da uno a cinque anni se è presente l’apologia. Istigare un’imbarcazione a non seguire il protocollo marittimo ed a non rispettare i più elementari diritti umani è chiaramente un’istigazione a non rispettare la normativa e quindi a delinquere. Tale articolo si ricollega al 415 del Codice Penale (Istigazione a disobbedire alle leggi).

– Istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 C.P.): “Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.

– Propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa (art. 604 bis Codice Penale): reclusione da sei mesi a quattro anni più multa di 6000 euro chi “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La situazione si è esacerbata in quanto la nave trasporta persone non italiane e non extraeuropee: ma extracomunitarie. E’ evidente che spingere alla violazione del diritto marittimo in quanto vengono trasportate persone non comunitarie assume i contorni di discriminazione razziale.

– Omicidio (art. 575 Codice Penale): “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”. Viene intimato alla Sea Watch di lasciare i migranti a Tripoli, dove è in atto una guerra e dove la crisi umanitaria è testimoniata da anni. Di fatto, lasciarli in Libia equivale a mettere a repentaglio le loro vite: vuol dire rischio concreto di cagionare la morte di un altro uomo.

La forzatura del Ministro dell’Interno, con il chiaro obiettivo di portare la Sea Watch al non-rispetto della normativa, è un abuso dei propri poteri.

– Abuso d’Ufficio (art. 323 Codice Penale): “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità”.

In questo contesto di abuso dei propri poteri s’inserisce il conseguente sequestro di persona (tra cui minori) che hanno portato allo stremo le persone coinvolte.

– Sequestro di persona (art. 605 Codice Penale), ovvero chi “chiunque priva taluno della libertà personale”: pena che va da uno a dieci anni se il fatto è commesso “da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni”. Se il fatto è commesso ai danni di un minore la reclusione va dai tre ai quattordici anni.

Infine, la costrizione ad attuare azioni illegali che mettono a repentaglio la vita di terze persone è Violenza privata (art. 610 Codice Penale): “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni”.

Il quadro che emerge è chiaro: Carola Rackete ha rispettato la legge nonostante le fortissime pressioni a violare le leggi nazionali, comunitarie ed internazionali.
E’ chi ha intimato la violazione della normativa, chi ha intimato l’illegalità che è perseguibile penalmente. Non chi la legge la rispetta e salva uomini, donne e bambini, vite umane.

Pietro Giovanni Panico per Melting Pot

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