Tutti a casa: allarme pedopornografia e abusi minori online

” Con questo casino del coronavirus, tutti chiusi in casa. E’ dura, ma provate a immaginare… Per quelli che hanno un figlio..per quelli che hanno uno o più ragazzini chiusi in casa con lui…Eh eh eh…Quanto mi piacerebbe avere una fortuna simile…” .

E’ una delle tantissime frasi che emergono dal web e che documentano l’orrore della pedofilia ai tempi del coronavirus. In rete e su certi media si trovano crescenti situazioni di questo tipo. Su un media di massa, giorni fa, un gruppo di ragazzini, che ha subito segnalato la cosa, si è trovato davanti la schifosissima conversazione tra orchi in cui uno di loro chiedeva agli altri come far violenza a sua figlia senza che lei urlasse….

raiawadunia

“Questa pandemia tira fuori il meglio, ma purtroppo anche il peggio dell’umanità. Con un numero enorme di persone telelavoro da casa, spesso con i sistemi di sicurezza obsoleti, i criminali informatici sfruttano la possibilità di trarre vantaggio da questa situazione surreale e di concentrarsi ancora di più sulle attività criminali informatiche. Con questo rapporto “Acchiappare il virus” (Catching the virus) vogliamo mettere in guardia gli individui, aziende, istituzioni pubbliche e altre organizzazioni su queste attività criminali”. Così il Direttore esecutivo di Europol, Catherine De Bolle, presentando un rapporto ufficiale della polizia europea. 

Ma la notizia veramente sconvolgente contenuta nel rapporto è che nelle ultime due settimane in tutt’Europa sono cresciute enormemente  le attività online con abusi sessuali nei confronti di minori. Presentando “Catching the virus” (ma in questo caso non è il Covid 19, bensì l’attività illegale su internet) De Bolle ha infatti dichiarato: “Vorrei anche attirare particolare attenzione ai più vulnerabili tra le vittime. Sono molto preoccupata per l’aumento di abusi sessuali su minori online. Europol sta investendo risorse e capacità per sostenere gli Stati membri nel contrastare la criminalità informatico-dipendente durante questa difficile situazione”.

Pochi giorni fa la polizia di tutto il mondo ha tirato giù un network globale di abusi sui minori con collegamenti in più di 40 paesi grazie ad un’indagine belga sostenuta da Europol. 4 sospetti sono stati condannati per direttissima il 30 marzo scorso da un tribunale belga.

La polizia delle Fiandre orientali ha sequestrato  più di 9 milioni di immagini e video di abusi di migliaia di bambini di tutto il mondo durante una perquisizione domiciliare. Materiale nuovo, mai visto dalle forze dell’ordine.

Attraverso la Victim Identification Task Forces ospitata da Europol, sono stati identificati  70 bambini vittime e 30 sospetti. La polizia giudiziaria federale belga da sola è riuscito a identificare 60 sospetti (di cui 24 in Belgio) e 40 vittime, il che porta il totale effettivo a 90 indagati e 110 vittime. 

Alcuni sospetti sono già apparsi in Tribunale in un certo numero di altri paesi. In Australia, un sospetto è stato condannato a 15 anni di carcere.

Altri arresti sono attesi a livello mondiale  in oltre 40 paesi  dove le polizie nazionali stanno esaminando i pacchetti di intelligence compilati da Europol e le informazioni della polizia giudiziaria federale belga.

In base al Rapporto Europol, molti paesi hanno dimostrato un incremento degli accessi a materiale pedopornografico attraverso siti illegali bloccati dai filtri della polizia.

I pedofili “isolati e annoiati” (scrive il Rapporto), hanno dimostrato sempre maggiore interesse per il traffico di immagini pedopornografiche. E in alcuni paesi si riscontra un incremento del tentativo dei predatori adulti di tentativi di contattare direttamente i minori attraverso i social. 

Il rapporto poi trascrive alcune discussioni tra pedofili intercettate nel darkweb . I loro commenti sul fatto che i bambini stanno passando sempre più tempo on line. E altri che sostengono di avere più tempo per scaricare immagini pedofile. 

Il Rapporto mette in guardia i genitori rispetto al fatto che i pedofili “stanno probabilmente cercando di trarre vantaggio dal fatto che i bambini sono isolati e vulnerabili, adescandoli e costringendoli ad attività sessuali. I bambini cui viene permesso un maggiore accesso ad internet non controllato “saranno maggiormente vulnerabili all’esposizione ai predatori  attraverso attività on line come giochi, uso di app di chat di gruppo, email , contatti non sollecitati nei social media ed altri mezzi” 

Il Rapporto conclude che gli adulti che lavorano da remoto, in casa con lo smart working, non sono in grado di controllare l’attività internet dei figli, o di interagire con loro attivamente per percepirne segni di stress di isolamento e solitudine. E che lavorando da remoto sono esposti al furto di dati che potrebbe essere usato contro loro stessi e i loro figli”.

Maria Antonietta Calabrò per HUFF POST

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