Tutto il mondo è un presepe: ” Ci davano scariche elettriche dopo averci violentato…”

“Avevo una gamba rotta, avevo la febbre a causa della frattura e delle ferite, ma mi violentavano lo stesso. Anche nelle condizioni precarie in cui mi trovavo, ferita e sporca, dopo mesi senza potermi lavare. Ci stupravano davanti ai nostri figli piccoli e loro non potevano neanche piangere l’orrore di cui erano vittime. Ci terrorrizzavano sempre e ci dicevano che se non riuscissimo a far smettere di piangere i bambini loro li  avrebbero ammazzati.”

“I carcerieri ci picchiavano con una tale brutalità, a volte  fino a quando non avevano più la forza di farlo. Dentro la prigione non potevamo parlare, a volte neanche muovere le labbra senza pronunciare parole. Di giorno ci picchiavano e di notte venivano a violentarci. Non eravamo più persone. Non eravamo niente ai loro occhi. Ci davano scariche elettriche dopo averci violentato, ci bruciavano lasciandoci scottature tremende, bruciavano anche i bambini”

” I libici sono entrati nel magazzino dove eravamo stati stipati come animali  e hanno deciso di portare via con loro una bambina di sei anni, strappandola alla madre che implorava pietà supplicando loro che non gliela portassero via. Per tutta la notte la piccola è stata violentata dai carcerieri e quando è stata restituita alla madre era  ormai irriconoscibile: Aveva gli occhi bianchi, senza colore, era priva di coscienza, piena di lividi, ferita e sanguinante.  Io e le altre  prigioniere abbiamo ripulito il corpo della piccola con i nostri vestiti e, strappandoci un pezzo di stoffa ciascuna, l’abbiamo rivestita. La bambina sembrava morta,  respirava piano. Sua madre era ormai completamente impazzita e dalla disperazione si graffiava il  volto e il corpo, piangeva e si strappava i  capelli. Provavamo tanta pietà per lei, che era riuscita quasi fino alla fine di quell’inferno a proteggere la bimba dalle violenze sessuali, subendole lei al suo posto. Durante il viaggio in mare la madre della piccola si è lasciata cadere in mare ed è scomparsa tra le onde. La bambina l’avevamo adagiata sul gommone. Abbiamo custodito noi il suo corpo esanime per tutto il viaggio e quando siamo stati salvate da una nave italiana, dopo tre giorni alla deriva, ci hanno  portato a Lampedusa e lei è stata soccorsa per prima. Ci hanno soltanto detto che era ancora viva e ho pianto di gioia. “

 

da FAMIGLIA CRISTIANA

 

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2 Responses

  1. 16 dicembre 2018

    […] il duro prezzo tutti coloro che in questo momento sono abbandonati in mare o  bloccati e detenuti in Libia in violazione dei diritti umani. Per esperienza sul campo ben sappiamo che questa chiusura italiana ed europea delle frontiere sarà […]

  2. 29 dicembre 2018

    […] [Fonte: Raiawadunia – 12 dicembre 2018] […]

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