A policeman guards illegal migrants in a coastal police base in Tripoli March 13, 2015. Police captured 96 illegal migrants in a boat as they tried to cross the Mediterranean to Italy. Italy wants Egypt and Tunisia to play a role in rescuing stricken migrant vessels in the Mediterranean, a government planning paper showed, so that survivors could be taken back to African instead of European ports. Last April Italy rescued 4,000 migrants from boats trying to reach European shores in only 48 hours in a deepening immigration crisis that is being made worse by the turmoil in Libya, which has grappled with chaos and rampant militias since the ousting of Muammar Gaddafi in 2011. Picture taken March 13, 2015. REUTERS/Goran Tomasevic - RTR4UT79

Un video esclusivo sull’orrore in corso nel “porto sicuro” Libia

https://media.gedidigital.it/repubblicatv/file/2019/04/08/631999/hls/631999-video-rrtv-1200-reflibya_i_rifugiati_in_libia_a__master.m3u8

Guardate e ascoltate il video allegato miracolosamente fatto arrivare a difensori dei diritti umani in Europa. Questo è quello che sta accadendo in Libia in queste ore e che rende l’inferno cui sono condannati migliaia di migranti ancora più intollerabile.

 

Al momento, in Libia, con il conflitto in corso, i rischi per le persone detenute sono doppi.
AI trattamenti degradanti si somma il terrore della guerra. Di restare cioè vittime degli eserciti contrapposti senza nessun governo o organizzazione internazionale in grado né di raggiungerli né tantomeno di evacuarli.

L’offensiva su Tripoli è in corso ormai da  giorni, la scorsa settimana il comandante Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi ha annunciato la sua marcia sulla capitale, lanciando l’operazione militare per conquistare la città, il primo ministro Fayez al Sarraj l’ha definito un traditore, “ci ha pugnalato alle spalle”, ha detto in un comunicato tv e ha lanciato di risposta l’operazione “Vulcano di rabbia”, per difendere le zone attaccate dall’LNA, l’esercito nazionale libico sotto il comando di Haftar.

In mezzo migliaia di persone, i civili – che si preparano al conflitto facendo scorta di carburante e cibo, beni di prima necessità – e migliaia tra migranti e rifugiati, detenuti nelle carceri gestite dal Ministero dell’Interno libico.
Gli scontri di queste ore rendono i centri di detenzione non raggiungibili da nessuna organizzazione umanitaria, né dalle Nazioni unite.

Nessuno è in grado di raggiungere le carceri, provvedere al cibo, alle medicine, in luoghi in cui neppure ai malati di tubercolosi, in condizioni normali, viene consentito di lasciare le celle.

 

fonte L’ESPRESSO

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