Una class action e mille racconti contro Salvini

” Delinquenti”, ” Trafficanti e sequestratori di povere vite umane”. Così Salvini definisce la gente di Sea Watch che ha salvato esseri umani e non vuole riportarli in Libia.

Il bue da del cornuto all’asino. E’ un classico dei potenti nelle loro forme più meschine e arroganti.

Secondo il ministro degli interni aver salvato vite umane è reato. Ancor più rifiutare di consegnare quelle vite ad acclarati torturatori e a bande sanguinarie senza scrupoli.

Può osare questa ennesima e infame menzogna perché la verità non abita più da noi. I fatti sono divenuti opinioni. Le opinioni possono essere manipolate. L’informazione che conta è nelle mani dei manipolatori. E anche perché  è riuscito a sottrarsi, complici i 5 Stelle, al giudizio probante della magistratura nel caso Diciotti. Ricordate? Era pronto in un primo momento a farsi processare. Poi, repentinamente, cambiò idea. Aveva capito che accettare un processo, la valutazione dei fatti, per lui sarebbe stata una trappola. Mortale. Ne sarebbe uscito con le ossa rotte. Sarebbe divenuto il gran bugiardo. Solo un gran bugiardo può sostenere che la Libia sia un porto sicuro. Solo un demagogo di professione può definire trafficanti coloro che salvano vite e stringere accordi con chi è ai vertici dei traffici di esseri umani, cioè le bande libiche.

Serve una class action contro Salvini e le sue bugie. Una denuncia di massa che lo costringa alla verità. E la organizzeremo. Non si potrà più ignorare la realtà dei fatti, le cause dell’ondata migratoria iniziata nel 2012, lo squallore delle politiche in Libia dettate da interessi energetici, l’uso dei migranti come carne da macello in nome di spietati interessi di bottega.

E serve raccontare. Ovunque si aggreghi la nostra gente portare la durezza spietata dei fatti e delle storie. Lasciar raccontare da chi è passato per l’orrore dei lager libici le ferite che porta nel corpo e nel cuore. Spiegare che è una favola bugiarda che tanta umanità si sia messa in marcia, correndo ogni rischio, perché abbagliata dalle nostre sponde. Gli africani vorrebbero vivere a casa loro. Qualcuno l’ha rubata.

 

Silvestro Montanaro

 

 

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