Una madre, i suoi attimi, anche al tempo del Coronavirus

Mia figlia stamattina all’alba di mezzogiorno si sveglia beata, apre il frigorifero per prendere il latte, si gira e mi guarda, poi ironica mi dice:” Ti faccio presente che stanno svaligiando i supermercati per il coronavirus, pensi di aspettare ancora un po’ finché non ci sarà più niente?


“Chiudi il frigo e non fare l’ironica” le ho risposto sbuffando.


In effetti era vuoto, vuotissimo a parte uno stracchino di capra, forse scaduto, perché puzzava parecchio.


Così, dopo aver preparato un riso in bianco, fatto quelle ottocento cose, mi sono buttata al supermercato. 

Il primo in cui sono andata era stato svaligiato e soprattutto il servizio per cui portavano la spesa a casa se superavi una certa cifra, era sospeso. E siccome avevo il cane (che avevo attaccato a una saracinesca da cui si era abilmente liberato), e niente moto, ho rinunciato.


Nel frattempo mi chiama la piccola e mi scrive:”Ma’ ti spiace se vengo con M.?”. 

M. ha quindici anni è alto un metro e novanta e ha il 43 di piede. Quando entra in casa si abbassa quasi.


“Va bene” le ho risposto “ma vi accontentate con quello che c’è”.

“Ma’, devi fare la spesa, non c’è niente!” mi ha risposto lei. 

“Infatti, dove credi che sia?” le ho risposto. 


“Ok”, mi ha scritto. Ok, ho pensato!

Trascinata da Alaska mi sono buttata sul secondo supermercato che non era proprio a due passi.

Lì non c’erano più carrelli.
Nel frattempo ( la mia vita è piena dei frattempo!) mi chiama la grande.
“Ma’ ti dispiace se vengono a mangiare due mie amiche? Così non spendiamo, poi usciamo dopo cena!”.

Ho alzato gli occhi al cielo e le ho risposto:”Ok!”.

“Però compra qualcosa!” mi ha ribadito. 


Ho agguantato quel qualcosa qui e lì, alcuni scaffali erano vuoti e per un attimo mi sono chiesta se avessi dovuto prendere tutto il prendibile anch’io. Poi mi sono ricordata che avevo Alaska, che ero a piedi, che la coda alla cassa era lunghissima, che non avevo il carrello e che ero già morta, così sono andata nello scaffale dei vini e ho preso un Primitivo a prezzo pieno.


Nel frattempo, mentre tornavo a casa bella carica per preparare una cena decente mi ha scritto la piccola: “Ma’, cambio di programma mangiamo qui, poi Caste. Ok?”.
“Ok!” le ho risposto.


Ho continuato a camminare con Alaska che non aveva nessuna intenzione di considerarmi il capo branco e tirava come un ossesso, fino a quando mi chiama l’altra e mi dice:” Ma’ abbiamo deciso di mangiare fuori! Ok?”.


“Ok” ho risposto rassegnata.


Quando sono arrivata a casa le amiche della mia grande erano in cucina. Ho messo le cose a posto e ho iniziato a tagliare il pane.


“Ne possiamo assaggiare un po’?” mi ha chiesto una  di loro.
Così ho distribuito pane mentre parlavano di futuro, di rapporti con i genitori, di desiderio di autonomia.


Ogni tanto dicevo qualcosa, loro ascoltavano attente, la mia grande mi guardava con occhi buoni.

Stavano lì, sedute nella mia cucina, chiacchierando amabilmente, facevano domande, così, temendo che avessero cambiato di nuovo idea ho chiesto:”Allora, non dovevate cenare fuori?”.
“Sì, aspettiamo un’amica” mi ha risposto mia figlia
“Ok!” ho esclamato come al solito.


Grazie a Dio all’improvviso si sono alzate e hanno preso la porta, prima di uscire, però, le amiche di mia figlia mi hanno detto:” Grazie per la chiacchierata, è stata bella!”.
“Anche per me” ho risposto grata per quelle parole improvvise.


Appena la porta si è chiusa ho inspirato. Non c’era più nessuno.
Ho tirato fuori la bottiglia di Primitivo a prezzo pieno e ne ho versato un po’ in un calice.


C’era silenzio. Non c’erano Ok o nel frattempo.
Non c’erano figlie o amiche e fidanzati delle figlie.
Non c’era nessuna cena da preparare. Nessuna cucina piena come una fermata di metro nell’ora di punta.
Solo un momento da cogliere al volo che sapeva di beata solitudine.


Perché noi madri dobbiamo fare così: cogliere l’attimo fino al prossimo ok e al prossimo nel frattempo.

Il tempo di un calice di vino, di un caffè, di un paio di cucchiai di Nutella, di una doccia, se siamo proprio fortunate, di ciabatte, tuta e vaschetta di gelato. 

Il tempo di una madre è il tempo di un attimo. 

Giusto per respirare e poi ripartire.

Penny

Cinzia Pennati, SOS DONNE BLOG

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