Un’iniziativa da diffondere: Pacifici, la Carovana dei bimbi fa il giro del mondo

Pacifici, la loro Carovana sta conquistando il Pianeta azzurro. Peccato si tratti “solo” di un’armata di sagome di 30-50 cm disegnate e colorate dai bambini. Ognuna delle quali è accompagnata da una poesia o un pensiero di amicizia e accoglienza. Ambasciatori di speranza, i Pacifici hanno occupato scuole e giardini, municipi e biblioteche di tutta Italia. Si sono mobilitati per il 25 Aprile, hanno preso il mare, hanno percorso le vie dei monti. E ora sono partiti per il mondo. Migranti per necessità: di fratellanza. Chiedendo asilo: alla comprensione, all’umanità. Hanno raggiunto il Nepal e il Ruanda, l’India e l’Afghanistan. Ma chi sono? E che cos’è la loro Carovana? Ecco una bella storia da raccontare ai bambini. Perché sembra una fiaba, ma è tutto vero.

Pacifici con il fucile. Sparamaccheroni

Il papà dei Pacifici è un Giocattolaio Matto. Lavora a Ravenna, si chiama Roberto Papetti. In realtà è un artigiano geniale, e i pazzi sono al governo del Globo. Ma a noi evoca il Cappellaio di Alice, che riesce a condurre la bambina oltre lo specchio, alla scoperta di una nuova realtà. Ecco, Papetti ha fatto questo. Nel 2003, molto colpito dalle reazioni negative dei bambini alla vista dei bombardamenti di Baghdad – teletrasmessi ed enfatizzati, trasformati in videogame – decide di rovesciare il piatto. Comincia cioè a progettare giocattoli pacifici. Come il fuciletto sparamaccheroni (difficile da gestire in mensa). O la catapulta che lancia borotalco (idem come sopra). O i parà-pacifici che scendono dal cielo come angeli, fasciati in vestitini di lana, riempiti di riso. L’idea di Papetti piace, prende campo. Diventa prima una mostra, poi comincia a girare nelle scuole. Dà il via a un percorso di riflessione. Sulla guerra, naturalmente. Ma non solo.

Nel solco di Zavalloni

Si ragiona anche sull’intelligenza delle mani. Sulla possibilità di creare e giocare la pace. Un vecchio pallino di Gianfranco Zavalloni, grande pedagogista e illustratore scomparso nel 2012, di cui Papetti era molto amico. I bambini, dunque, sono invitati dal Giocattolaio Matto a realizzare i loro Pacifici. Si forma il primo, nutrito drappello di figurine disegnate e colorate. Ma la scintilla che dà origine alla Carovana scocca il primo marzo 2015 a Drizzona, vicino a Cremona.

Nasce la Carovana

Quel giorno Papetti porta le sue truppette nella cascina didattica di Mario Lodi. È in programma la celebrazione del grande maestro e pedagogista italiano, scomparso un anno prima. Lì il Giocattolaio Matto prima legge una poesia di Jorge Luis Borges, “I giusti”. Poi “ci spinge a riflettere sul significato di essere pacifici. Ci mostra le sue truppe colorate, ci spiega come costruirle. Seguiamo la sua lezione: scriviamo i nostri pensieri, realizziamo i nostri omini. Poi li piazziamo sull’aia, di fronte alla finestra di Mario, recitando le nostre poesie. Una giornata bellissima. Ma doveva finire tutto lì”. Parole di Luciana Bertinato, maestra e allieva di Lodi, co-fondatrice della Rete di cooperazione educativaC’è speranza se accade @“. Un network formato da docenti e genitori impegnati a promuovere lo scambio di buone pratiche educative basate sui valori della nostra Carta costituzionale.

Dalla scuola alle piazze

E invece è stato appena gettato il primo seme che farà germogliare la Carovana. Luciana Bertinato ritorna a scuola – fino a poco tempo fa insegnava ai bimbi delle primarie nella sua Soave (Vr) – con una domanda che le frulla in testa: “Perché non portare i Pacifici in classe?”. All’inizio è un po’ scettica. “Non volevo che tutto si riducesse a un lavoretto con forbici, cartoncino e colori”, afferma. “Ma ci ho pensato su e mi sono detta: ci provo“. Mette a punto, quindi, un percorso educativo. Che è lo zenit e il nadir del suo impegno di maestra. Inizia far riflettere i bimbi di terza sul tema dei conflitti. “Che fanno parte della vita di tutti. E che però, a volte, cerchiamo di negare e nascondere”.

Fuori i rospi

Ecco una bella occasione per tirarli fuori, dunque. Ovviamente, Bertinato riporta tutto al vissuto quotidiano dei piccoli. Chiede: “Perché litigate? Perché escludete? Quali sono le cose che vi fanno arrabbiare?”. A scuola, in famiglia, nel gioco. Le parole dei bimbi mettono a fuoco “luoghi, persone, situazioni. E per ogni problema viene individuata sempre una possibile soluzione“, continua la maestra. “Nel frattempo, cominciamo a sperimentare diversi linguaggi. Poesie, disegni, canzoni”. Pacifici. E libri, naturalmente.

La canzone di Giulia

Come “Il soldatino del Pim Pum Pà” di Mario Lodi, che si chiede: “E se invece di ammazzare/mi provassi a rovesciare?”. I bambini seguono la maestra. Elaborano le loro idee, spesso poetiche. Si esprimono con parole indimenticabili. Come quelle di Giulia, bimba ipoacusica che scrive: “Pacifica è la bambina che sa che al mondo c’è la musica e canta canzoni inventate da lei”. Il suo pensiero – e quello degli altri bambini – vengono riportati sul retro delle sagomine di pace. Che sono il risultato concreto, tangibile, allegro di questo percorso.

La prima colonia

I Pacifici, silenziosamente, cominciano a invadere la scuola di Soave. Li puoi trovare dappertutto. “Poi qualche bimbo mi chiede: li possiamo portare fuori?“, ricorda Bertinato. E la Carovana muove i primi passi nella bella città veronese. Occupa i portici, le piazze, i giardini. Si affolla festosa intorno alla bici della maestra. La gente comincia a interessarsi. La svolta avviene quando Tullio De Mauro, direttore de l’Internazionale, scrive un articolo su di loro. È il 2015. “E da allora si diffondono ovunque, in un crescendo inaspettato”, sottolinea Luciana. Il piccolo, grande fenomeno viene gestito dalla Rete di cooperazione educativa, seguito dal coordinatore Carlo Ridolfi, dalla stessa Bertinato, da Papetti e dall’illustratrice Emanuela Bussolati.

Sì, viaggiare

Ecco qualche tappa, puramente esemplificativa, del Pacifici tour. A San Bonifacio (Vr) gli alunni di terza accompagnano le sagomette in Consiglio comunale, presentando le richieste per migliorare la vita del paese. A Bari gli omarini della scuola Amedeo d’Aosta salgono in bus assieme al sindaco Antonio De Caro per riflettere su alcuni atti di violenza accaduti proprio sui mezzi pubblici. Per la Festa della Liberazione i Pacifici compaiono nelle cassette della posta di tutte le abitazioni di Badia Calavena, sui monti del Veronese. E, il 25 aprile 2017, a Iglesias (Su), scendono in piazza assieme all’Anpi.

Dimensione internazionale

Il giorno dopo una loro “delegazione”, in occasione dell’80° anniversario del bombardamento di Guernica, incontra in Spagna i Pacifici dei Paesi Baschi. La Carovana comincia ad assumere una dimensione internazionale. Sbarca perfino in Afghanistan. “Il maestro Saber Hosseini di Kabul, che gira in bici per i villaggi intorno alla capitale, ora distribuisce ai bimbi libri e… Pacifici”, racconta Bertinato. “Due insegnanti della scuola Montessori di Sarasota, in Florida, ci hanno inviato foto e filmati del loro percorso sulla pace e sull’accoglienza. Iniziative analoghe sbocciano in India, Giappone, Nepal, Francia, Argentina. E mi è appena arrivata una lettera persino dal Ruanda. Sta succedendo qualcosa di incredibile”.

Dalla Sicilia a Gaza

Nelle acque di Ragusa l’iniziativa forse più toccante, resa possibile dalla collaborazione fra la Rete di cooperazione educativa e l’associazione Vento di Terra. Lì ha preso il largo una piccola barca a vela carica di Pacifici realizzati dagli scolari siciliani. Si incontrerà, in qualche punto del Mediterraneo, con un’altra barchetta piena di sagome costruite dai bambini di Gaza. Da un’area che assiste a una crisi umanitaria senza precedenti a una zona di guerra senza fine. Da una terra in cui è impossibile entrare a una in cui non si riesce più a uscire. Ma la Carovana non la ferma nessuno. I suoi Pacifici riescono laddove gli uomini falliscono. Le figurine (e i bambini) coinvolti, ormai, sono almeno 15 mila. Ed è una stima per difetto, perché nessuno tiene più il conto.

Il viaggio continua

Chiunque può far proseguire il viaggo della Carovana dei Pacifici.  Sul sito della Rete di cooperazione educativa c’è la possibilità di scaricare il cartamodello con cui realizzare le sagomette. Ci sono una scheda di adesione da compilare e una serie di consigli per un possibile percorso educativo di accompagnamento. Molte scuole, associazioni, istituti hanno abbracciato la causa. I Pacifici, ora, hanno anche una loro canzone, scritta dalla musicista Elisabetta Garilli, e sarà contenta la piccola Giulia. Pacifico è “chi giustifica le zanzare”, dice la canzone. Chi raccoglie l’immondizia che qualcuno lascia in giro. Chi scrive poesie e pensieri nel suo diario. Chi vuole già bene al fratellino che nascerà. Chi sa creare una cosa dal nulla, “da una scatola di cartone, da una foglia, da un pezzetto di stoffa”. Chi ti aiuta “se sei in una nave e stai per affondare“, allungandoti “un pezzo di legno che ti permette di rimanere a galla”. Toccherà a questi bambini farlo, un giorno. E loro – è pacifico – non si tireranno indietro.

Fulvio Bertamini per QUI MAMME

 

You may also like...

1 Response

  1. Paola Melandri ha detto:

    Queste esperienze andrebbero raccontate nei telegiornali tutti i giorni, sui giornali in prima pagina e lette insieme ai nostri figli e nipoti. Farei davvero un appello ai giornalisti di rendere visibile una esperienza educativa umana e di speranza per oggi e domani di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: