Vauro: ” Cerco casa….”. Il meglio di Raiawadunia 2018

Qualche giorno fa un quotidiano di destra lo ha sbattuto in prima pagina e ha titolato “ Fermatelo! “. Un altro lo ha inserito in una lista, anche questa con tanto di foto che sembravano segnaletiche, incitando a respinger lui e gli altri. Ma Vauro, seppur preoccupato dall’ariaccia che tira, non demorde.
“Siamo di fronte a un monstrum che ha stravinto e che prova odio per tutto quello che non si omologa. La diversità, la differenza, la critica, persino la battuta spiritosa, sono il nemico. Questo monstrum però ha vinto a furia di menzogne e truffando innanzitutto i suoi elettori.
Lega e 5 Stelle hanno elettorati antitetici. Se ne sono dette di tutti i colori in campagna elettorale. Hanno giurato mille volte che mai avrebbero fatto accordi. La loro alleanza di governo si basa su di un contratto tra un partito che è oramai la punta di diamante del centrodestra e si richiama a ideologie della destra europea più estrema e un movimento che almeno sulla carta dice altro. Contraddizioni che prima o poi esploderanno.
Voglio vederli quando si arriverà alle decisioni che contano. Voglio vedere come Di Maio spiegherà ai suoi, soprattutto all’elettorato che prima votava a sinistra e ora l’ha votato, che è giusto far differenze per gli asili nido tra italiani e figli di immigrati regolari.
Il problema vero è l’assenza di ogni opposizione. Il Pd è da tempo, forse dalla nascita, partito di elites e di potere. Senza il potere è nulla. E non ci sono più le alcove di Berlusconi da utilizzare per sollevare l’opinione pubblica ”.

Il problema, Vauro, come sai, va oltre i confini nazionali. La sinistra, o quella che si dichiarava tale, oramai è come i panda. Una specie in via d’estinzione…

“ E’ finita ,e male, una stagione che pure aveva offerto al mondo grandi esperienze e risultati. Quella delle socialdemocrazie. L’assunto di base era duplice. Offrire un’alternativa alle esperienze negative del socialismo reale e imporre grandi riforme sociali, segnate da un principio di equità. Ed è innegabile che tante cose, in positivo, siano state realizzate. Poi “l’impero del male” è crollato e il mondo è radicalmente cambiato. I vincitori hanno avuto campo libero e sono partiti alla conquista del pianeta senza aver più bisogno di temperare i loro appetiti. Non avevano più ostacoli. Abbiamo assistito a un’infinita sequenza di guerre di conquista spacciate per umanitarie. Sono stati polverizzati paesi interi.
Intanto cambiava la natura profonda del sistema di potere mondiale. La grande finanza, sigle anonime ma dotate di potere infinito, hanno dettato e dettano legge. La socialdemocrazia, i suoi sogni di giustizia sociale, non potevano che evaporare di fronte a meccanismi che attraverso la globalizzazione e le sue delocalizzazioni, con l’arma del finanziario, hanno spazzato via, e insieme, sia i movimenti dei lavoratori che i sogni e le aspettative dello strato sociale cuscinetto su cui le socialdemocrazie si fondavano. Cioè, i ceti medi.
Lentamente, poi, le sinistre hanno assimilato i codici e le parole d’ordine di questo nuovo blocco di potere. Spread, stabilità, mercati, produttività invece che diritti e equità sociale. Hanno accettato che questo sia l’unico mondo possibile. Hanno rinnegato così la loro anima più vera, cioè la capacità di critica del reale e di progettazione di nuovo e diverso futuro. E hanno perso.
Ora che esplodono le contraddizioni di questo modello di sviluppo, ora che masse di senza speranza imprecano, ora che il mondo è un abisso, ingiusto, tra pochi semidei che ne controllano gran parte delle ricchezze e la maggioranza delle donne e degli uomini che tirano la carretta della vita con crescente difficoltà, quella sinistra è impotente, balbetta , si ritira sull’Aventino o, peggio ancora, si appollaia sulla riva del fiume sperando che passino i cadaveri dei suoi nemici. Non si è accorta che un cadavere è già passato. Il suo “.

Un vero disastro. E allora che si fa? E’ tutto finito? Alziamo bandiera bianca?

“ Scherziamo? E’ il momento, invece, dell’ottimismo e della volontà. E soprattutto dell’impegno. La nuova sinistra c’è. Vive in tante esperienze polverizzate sui territori. Tra quelli che hanno scelto di non votare e chi ha votato per protesta in assenza di alternative credibili. Vive nel volontariato, nei giovani che si aggregano e che si impegnano. Nelle tante e nei tanti che qui, come in ogni angolo del mondo, buttano ogni giorno il cuore oltre l’ostacolo, anche a costo della propria vita, pur di mantenere viva la cultura della dignità e dei diritti, l’idea che ogni uomo è un uomo e ha diritto a essere trattato come tale. Il suo problema è che non ha casa. Non ha rappresentanza politica. Sì, è questa la vera scommessa e il vero impegno per l’oggi e per il futuro. In un mondo in cui tutti urlano “ prima io” e rispuntano campanili e nazionalismi dobbiamo portare la buona novella. Mai come oggi i problemi delle genti del nostro pianeta sono comuni e necessitano di soluzioni comuni che assolutamente possibili a patto che si facciano i conti con i nuovi padroni del mondo.
Chi dice “prima io” è a dir poco miope. Predica un pericoloso privilegio perché ci sarà sempre qualcuno che avrà più forza per dire “prima io” e verrà prima di noi, negherà i nostri diritti e la nostra vita.
Dobbiamo essere cittadini del mondo e sventolare le bandiere della grande cultura della sinistra. Giustizia, pace e libertà. Per tutte e per tutti.
Come diceva Pasolini, la bandiera rossa torni a essere uno straccio povero. Solo allora ci saranno tanti che vorranno sventolarla “.

 

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1 Response

  1. luigi bertuzzi ha detto:

    A proposito di ….
    “…… è innegabile che tante cose, in positivo, siano state realizzate. Poi “l’impero del male” è crollato e il mondo è radicalmente cambiato. I vincitori hanno avuto campo libero e sono partiti alla conquista del pianeta senza aver più bisogno di temperare i loro appetiti. Non avevano più ostacoli. Abbiamo assistito a un’infinita sequenza di guerre di conquista spacciate per umanitarie. Sono stati polverizzati paesi interi.”
    … proporrei di dare visibilità a una “guerra di conquista” passata inosservata, che non ha neanche avuto bisogno di spacciarsi per umanitaria, perché combattuta in un Europa nascente che non era ancora consapevole del pericolo al quale si stava esponendo.

    Più che una guerra si tratta di una gara, o di un gioco, come lo chiama Alessandro Baricco, nel suo recentissimo libro “The Game”.

    A confrontarsi, in questa guerra travestita da gioco, sono gli attori/operatori dell’innovazione digitale.

    Il finto gioco ha preso il via a cavallo tra fine anni Ottanta e primi Novanta.
    Proprio quando, guarda la coincidenza, tra le “tante cose in postivo”, realizzate in Europa, ha fatto capolino il WEB.

    Le prime mosse di quel gioco, ignorate dal saggio di Baricco, hanno visto confrontarsi gli enti per gli standard “TECNICI” della Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione [ICT in inglese], popolati in prevalenza da rappresentanti dell’industria mondiale del settore e da alcuni rappresentanti governativi, in maggioranza nord-americani.

    Ora si dovrebbe “acquisire consapevolezza” di come e perché gli interessi nord-americani trovarono già “polverizzati” gli stati membri europei.

    Il problema è che per l’acquisizione di quel tipo di consapevolezza occorre disporre di una “casa del popolo”, nella quale riconoscersi.

    Può bastare, per rendere comprensibile l’affermazione, ricordare che il WEB è stato realizzato nella “casa europea dei fisici delle particelle”?

    Un modo alternativo – per rendere percepibile il bisogno di una casa, adeguata alle sfide che i tempi e gli strumenti ci prospettano – è oggetto della ricerca avviata, da un superstite della guerra degli standard per i sistemi aperti, con il “dominio di lavoro” casarayuela punto eu

    Per comunicare con lui si può usare l’email prolocwt chiocciola casrayuela punto eu [ProLocWT = Prospettive Locali di Web Territorialità].

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