Venti di guerra a est dell’Europa. Alcune chiavi di lettura sullo scontro Ucraina-Russia

Le autorità ucraine hanno imposto la legge marziale al paese dopo lo scontro tra loro unità navali e quelle russe nello Stretto di Kerch. Il clima di guerra tra i due paesi, cresce e rischia di coinvolgere innanzitutto l’Europa schierata a difesa degli interessi di Kiev.

Con la luce verde da parte dell’organo legislativo alla legge marziale – stando a quanto riportano i media locali – il governo ucraino avrà il potere di limitare le manifestazioni pubbliche e il diritto di sciopero, e potrà regolare l’attività dei media in base alle necessità di guerra e quindi limitare il diritto di opinione e di parola. I cittadini potranno essere obbligati a svolgere compiti “socialmente necessari” per le strutture di difesa e a ospitare militari nelle loro case se verrà loro ordinato.

Verranno inoltre ridotti il diritto al segreto delle comunicazioni (comprese lettere e telefonate) e quello alla non intromissione nella vita privata familiare, il diritto allo spostamento e il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione e quello a possedere, usare e gestire i propri beni, che potranno quindi essere confiscati e utilizzati dallo Stato.L’Ucraina non aveva introdotto la legge marziale neanche nel 2014 e nel 2015, cioè nei mesi più sanguinosi della guerra nel Donbass tra le truppe di Kiev e i miliziani separatisti sostenuti dal Cremlino. La proposta di applicarla dopo lo scontro di ieri tra le forze marittime di Kiev e di Mosca a largo della Crimea è considerata da alcuni analisti un tentativo di Poroshenko di usare la carta del conflitto con la Russia per aumentare la propria popolarità in vista del voto di marzo, che lo vede sfavorito alle spalle di Yulia Tymoshenko e Volodymyr Zelensky.

Una crescita economica che tentenna

Il 2018 doveva essere l’anno di svolta per l’economia ucraina. O forse doveva già esserlo il 2017. Ma i colpi subiti dall’Ucraina nel corso degli ultimi anni, conseguenza degli eventi di Maidan e del conflitto nel Donbass, non sono stati pochi e a risentirne maggiormente è stata proprio la situazione economica. Oggi il paese deve rialzarsi piano piano e cercare di cavarsela tra un’inflazione galoppante, la svalutazione della hryvna e un rincaro dei prezzi (ma non degli stipendi).

La gente ricorda bene come, fino al 2014, il dollaro valesse 8 hryvne, mentre ora raggiunge ormai le 27. Il cambio con l’euro è anch’esso attualmente spropositato: oscilla tra le 32 e le 34 hryvne. Lo stipendio dell’ucraino medio, invece, non si è mosso di un centesimo, ma è andato di pari passo con il cambio valuta: se a novembre 2013 il salario medio in Ucraina era di circa 408 dollari, a settembre 2017 ammontava a 274 dollari.

L’inflazione, in questi ultimi quattro anni, è salita al 92%. Secondo quanto afferma l’agenzia delle statistiche Gosstat in un solo mese, da dicembre 2017 a gennaio 2018, c’è stato un rincaro dell’1,5%, e rispetto a gennaio 2017 un aumento totale del 14,5%. Il default è stato evitato solo grazie al Fondo Monetario Internazionale che ha concesso un prestito di 17,5 miliardi di dollari in cambio di una vaga promessa del governo ucraino di combattere la corruzione che divora il paese, completare le privatizzazioni e aumentare l’età pensionabile.

I MARI CONTESI

L’appetito di Mosca per il Mar Nero e il Mar d’Azov non è diminuito dopo l’annessione della Crimea. L’occupazione della penisola non ha certamente aiutato il consolidarsi della flotta marittima ucraina né tantomeno la relativa crescita economica, che subisce danni alle infrastrutture navali e portuali a causa dei vicini, i quali continuano con noncuranza ad infrangere i principi fondamentali del diritto marittimo internazionale (e non solo).

La potenza di Putin ha, sebbene gradualmente, imposto la sua presenza in aree della zona economica marittima esclusiva dell’Ucraina, violando la legge del mare delle Nazioni Unite (UNCLOS). Come? Innanzitutto costruendo il noto ponte di Kerch, che dovrebbe collegare la penisola di Crimea al territorio russo di Krasnodar, e successivamente imponendo una restrizione delle dimensioni delle navi che passano attraverso l’arco centrale di questo ponte ancora da farsi.

Dopo l’installazione dell’arco, avvenuto lo scorso ottobre, i porti ucraini sul Mar d’Azov di Mariupol’ e Berdyansk hanno perso oltre 50 milioni di dollari in merci e trasbordi, cifra che prevede di crescere ancora nel corso del 2018, nonché il 70% delle sue capacità navali. Tuttavia, nonostante i molteplici problemi di costruzione del ponte, i lavori proseguono.

Ponte di Kerch a parte, Mosca è riuscita a sequestrare illegalmente otto giacimenti di gas marittimi appartenenti all’Ucraina nei due mari in questione.

cit. Il Fatto Quotidiano e East Journal

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