VOI CHE CREDETE A SALVINI LI AVETE VISTI GLI OCCHI DI QUEI BAMBINI? GUARDATELI BENE.

Ma li vedete quei bambini?
Guardateli bene.
Sono piccoli. Alcuni non camminano nemmeno.

Spuntano i piedini, laggiù.

Uno sembra una bambola di pezza. Ma non lo è.

Volevo ricordarvelo. Non si può buttare via perché non ci piace. È un bambino. Come il vostro.

Posate il vostro sguardo. Un attimo.
Uno solo.

Il tempo di provare qualcosa, se ne siete ancora capaci.

Quale madre e padre sarebbero così insensati da fargli attraversare il mare se la “morte” non avesse bussato alle loro porte?

Li vedete quei bambini?
Forse non ci riuscite.

Li vedete mentre tenete per mano il vostro di bambino. Mentre lo baciate sulla fronte e lo tenete al sicuro. Mentre lo accompagnate al parco?

Mentre lo desiderate in una notte d’amore e ne immaginate un futuro?

Anche loro sono stati desiderati. Anche per loro è stato pensato un futuro.

Avete presente la sofferenza quando lui non sta bene, ha la febbre, il mal d’orecchio oppure piange perché è triste?

Lo vedete questo bambino, figlio di un’altra donna, tra le braccia di un uomo bianco che lo prende per portarlo in salvo?

Li vedete i suoi occhi?

Guardateli bene. Un attimo solo.

Riuscite a immaginate la paura di non essere tra le braccia di sua madre? Il sole sulla pelle o il freddo la notte, l’acqua intorno.

Riuscite a immaginare la speranza?

Forse non ci riuscite, altrimenti, nemmeno per un attimo potreste credere a chi vi dice che loro sono il nostro male.

Nemmeno per un attimo potreste pensare che ci rubano le case e il lavoro.
Che sono figli della pacchia.

Sono loro la vostra paura?

Quegli occhi? Quei corpi piccoli protetti il più possibile da chi li ama?

Quei bambini che non avranno una casa, le cui madri, magari laureate nel loro Paese, venderanno librini per strada, puliranno i bagni dei nostri autogrill, raccoglieranno pomodori soggette al caporalato, si occuperanno dei nostri vecchi?

Quelle madri metteranno ai loro figli i vestiti di seconda, terza, quarta scelta, quelli che noi schifiamo per i nostri bambini.

I loro uomini con un bastone a forma di uncino, magari, li cercheranno nella spazzatura.

La nostra. In quella che per noi è scarto.

È di questo che avete paura?

Di un 8,5 di “stranieri”?

Di questi bambini e dei loro genitori?

Di un posto in un banco vicino al vostro bambino bianco?

No. Voi avete paura che sia la vostra pacchia a finire.

Ma non avete imparato nulla dalla Storia? La nostra di immigrati.

Poi, per fortuna, succedono cose, come uomini, lavoratori di fatica, che non conoscono la pacchia, portuali che si arrampicano sulla Lanterna simbolo della loro città e attaccano un cartellone che sia ben visibile a tutti con su scritto: Benvenuti.

Loro li hanno visti bene gli occhi di quei bambini. Loro non hanno paura di perdere il lavoro. Conoscono la fatica.

E sanno che questa è l’unica scelta possibile se siamo ancora capaci di sentire:

Accoglierli.

Penny

( insegnante, scrittrice, madre )

PS: grazie alla mia Genova che accoglie.

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