Vorrei essere una donna…

Ieri mattina, prima di andare a lavorare, ho preparato i ravioli per le girls, che quando tornano da scuola hanno sempre una fame da lupo, e mentre li condivo con un sugo già pronto (assicuro che non è sempre così) pensavo a “noi”. E so che, quando le mie ragazze diventeranno grandi, non saranno i pranzi che preparavo, ciò che si ricorderanno. Per due motivi: il primo è facile da intuire, il secondo è che quel tipo di accudimento non basta.

So che saranno i miei pensieri, anche quelli che faccio adesso, mentre preparo la lavatrice, mentre sistemo le cose, quelli che mi portano lontano da qui, quei pensieri che vagano altrove, in cui penso a “noi”, alle donne.

Penso che dobbiamo darci da fare e mi chiedo come, penso a Presa Diretta, al ddl Pillon, a Fontana, alla 194, al divorzio e ai diritti.

Tiro su un calzino e penso che le mie girls  ricorderanno l’impegno oltre loro, non i cassetti che ho messo a posto, almeno lo spero!

Si ricorderanno la vita spesa in azioni a fare starci meglio tutte. L’impegno verso chi è più fragile.

Non sarà il coltivare solo il loro orticello, sarà aver cura dei figli degli altri.

Non le voglio principesse, lo sanno, nemmeno dedite alla famiglia, annullando se stesse, nemmeno guerriere. Le vorrei donne capaci di un loro pensiero, in grado di scegliere ciò che è giusto, in grado di pensare a sé ma anche alle altre.

Desidero che si sentano parte di qualcosa, che “tolgano” tempo considerato sacro alla casa, al tenere tutto insieme, che sappiano scegliere tra sistemare ogni cosa e darsi tempo per occuparsi di se stesse e del mondo.

E mentre metto a posto questo o quello, mentre le vedo pronte a lamentarsi perché non ho ancora fatto questo o quello, so che il tempo per cui a volte mi sento in colpa quando partecipo alle riunioni, quando mi fermo a parlare con qualche amica, quando scrivo, quando mi appassiono, in realtà, è tempo donato.

Veniamo giudicate sempre. Se dedichiamo troppo tempo ai figli, siamo esagerate; se abbiamo una vita nostra, non ci occupiamo abbastanza dei figli; se non abbiamo figli, siamo egoiste…

C’è sempre una parte di noi che è abituata a non sentirsi giusta. Tanto vale farla sbagliata da subito! Così, preparo i ravioli con il sugo già pronto e vado alle riunioni o scrivo o leggo o rispondo alle lettere e mi sento in colpa solo un pochino e lo so che potrei impegnarmi di più, secondo il sentire comune, ma sapete che vi dico? Sto imparando a farla sbagliata.

E ci vuole impegno per resistere ai sensi di colpa. Impegno per non rispondere alla richiesta sociale. Impegno per essere ciò che desidero. Impegno per costruire la mia eredità: essere una donna.

 

di Penny per SOSDONNE.COM

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: